Elettronica, progetti Audio HiFi e altro a cura di Fabrizio Marignoni  scrivimi

 

Sono nato nel 1957 a Roma, dove mi ostino a abitare.

 

Alla scuola elementare mi fu dato un tema: "La discussione davanti al televisore per vedere il primo o il secondo programma". All'epoca esistevano soltanto questi due. Svolgimento: a casa siamo in cinque: mio padre, mia madre, il nonno, la nonna e la zia (c'ero anche io). Abbiamo quattro televisori e quindi non dobbiamo discutere, ognuno vede quello che vuole. Fine dello svolgimento. Voto: "2". Ma era la verità, con i vari pezzi di risulta ogni tanto mio padre assemblava un televisore.

 

Mi piaceva molto stare a guardare mio padre che lavorava alle riparazioni di qualche apparecchio. La cosa che mi piaceva di più era lo schiocco forte e secco della scarica dei condensatori elettrolitici. A otto anni avevo fatto la mia prima radio a galena e mi divertivo a far suonare i transistor al germanio semibruciati. Non saprei dire quanti montaggi ho effettuato tra radio, trasmettitori, amplificatori. Il primo amplificatore minimamente serio fu la copia di un modulo di Gianni Vecchietti da 30+30 Watt del quale feci anche lo stampato con l'inchiostro e il pennino. Funzionava perfettamente ma l'idea di chiuderlo ermeticamente in un contenitore decretò in breve tempo la morte per fusione dei finali che pure stavano montati sulle alette. Avevo anche realizzato il pre della stessa casa e, riparato e modificato il finale ospitandolo in altro contenitore, tornai a sentire la musica prodotta da una testina Audiotecnica montata su un piatto Lenco con trazione a puleggia. Che lusso!!!

 

Pre e finale furono sostituiti da un integrato (orrore!!!) fatto con i kit della Nuova Elettronica LX139  per il finale e LX138 per il pre, entrambi  presentati sulla stessa rivista. Il finale montava una coppia di darlington (doppio orrore) e il pre era fatto con gli SN76131 (voglio morì). Ma, diciamo la verità, all'epoca, quale kit offriva di più? Io avevo toccato il cielo con un dito.

 

Nel 1980 la rivista Suono pubblicò il progetto di un preamplificatore modulare fatto di operazionali a componenti discreti. Non resistetti e mi misi all'opera incontrando una difficoltà apparentemente insormontabile: il progetto era sbagliato e io non sapevo dove mettere le mani. Non funzionava niente. In realtà ero arrivato in possesso di alcuni BC337 con piedinatura diversa da quella dei transistor utilizzati (e ben fotografati) da Suono. Non so descrivere la sensazione di liberazione quando misi al loro posto i normali BC107 metallici con emettitore ben marcato. Miracolosamente tutto funzionava anche dopo aver reinserito i BC337 ruotati di 180 gradi (al contrario delle fuorvianti fotografie) che erano resistiti al maltrattamento senza bruciarsi. Il pre era un oggetto di ottimo livello tanto che all'integrato estirpai la parte pre, gli cambiai il pannello frontale e finalmente potevo dirmi possessore di un due telai di un certo spessore (per le mie aspettative di allora). Ma l'orecchio si andava affinando partecipando a numerose sedute di ascolto in casa di amici dal papà molto più ricco del mio e sedute durante le varie manifestazioni audiofile dell'epoca. Stavolta toccò alle casse acustiche: non più una cosa autocostruita a spanne ma una coppia di fiammanti Goodmans Achromat 250. Qualcosa ancora non andava e, considerato che in casa c'era tutto l'occorrente per mettere su un finalino Williamson con PP di EL84 a pentodo mi gettai a capofitto nella sua costruzione. Ne venne fuori un bel grappolo d'oro che tuttavia presentava esteriormente un aspetto molto sobrio. I miseri 10 Watt a canale non facevano affatto rimpiangere i 60 Watt del LX139 che finì in prestito perenne a un amico. La differenza sonica era enorme a favore del Williamson che mi ha fatto compagnia sino al 1983 (ma che è tutt'ora funzionante), momento in cui decisi di cimentarmi in qualcosa di più serio e impegnativo e che, soprattutto, non avesse potenza inferiore ai 100 Watt, mito di tutti gli autocostruttori squattrinati d'epoca.

 

Venni in possesso dei componenti "chiave" per realizzare una copia perfetta del Quad 405 (induttanze e resistori calibrati e circuito stampato) prodotti in serie limitata e a tempo perso da un gruppetto di appassionati impiegati in una nota azienda elettronica romana. Uno di loro era (è tuttora) mio amico e mi regalò questi componenti chiave e tutta la documentazione. Mi tuffai nella realizzazione del finale acquistando tutto il resto dell'occorrente, finanche dovetti realizzare a mano tutto il contenitore in quanto all'epoca non ero riuscito a trovare quello che facesse al caso. L'ampli sfornava ben 170 Watt a canale e funzionava perfettamente. Il misero Williamson, per l'occasione riconfigurato a triodo (per buttarla sulla qualità), era ormai surclassato dalla qualità (soprattutto dalla quantità) del potente pseudo Quad che se ne stava tronfio e freddo a erogare la sua impressionante riserva di potenza, invero molto utile durante le numerosissime feste che la mia comitiva era solita organizzare.

 

Nel frattempo, mi sembra a fine 1983, la rivista Suono iniziò la pubblicazione a puntate del Superfinale progettato da Bartolomeo Aloia. Le puntate durarono per molto tempo e mi tennero a lungo col fiato sospeso. Nel 1985 decisi che era venuto il momento di fare le cose in grande. Aloia fu così convincente e inconfutabile che decisi che anche il buon pseudo Quad dovesse essere sostituito. Vendetti il mio finale al fratello dell'amico che me ne aveva procurato le "chiavi". Potessi tornare indietro non lo rifarei mai e poi mai, l'avevo costruito con passione e cura e l'ho tradito.

 

Comunque, con il gruzzoletto in tasca e un gruzzolone in aggiunta acquistai i componenti per il Superfinale. La realizzazione fu alquanto impegnativa e laboriosa, alla fine mi accorsi di aver realizzato un mostro il cui peso era prossimo ai 30 Kg. Che suono!!! E che impatto. L'idillio durò sino al 1992, anno in cui mi trovai possessore di un computer, in precedenza mio nemico giurato in quanto la mia cultura e formazione informatica erano di specialista applicativo/infrastrutturale su mainframe. Mi trovai costretto a studiare il pc, ogni momento era buono, anche viaggiando in autobus. Mi disinteressai completamente per anni del mio impianto HiFi, un vero e proprio tradimento in favore del DOS prima e delle varie versioni di Windows, dei collegamenti di rete, delle telefonate gratis via internet, dello scambio dei files e molto altro ancora.

 

Verso la fine del 2002 il mio buon amico Gianfranco, affidatario del mio LX139, mi confidò che voleva cambiare il finale e mi chiese consiglio. Se era vero che l'impianto era spento era pur vero che l'antica passione era tutt'altro che finita, continuavo a acquistare riviste del settore non per abitudine ma per cultura. Gli consigliai alcune proposte di CHF, una molto valida che prevedeva una capacità di filtraggio di 0,2 Farad. Non dico altro, l'idea fu scartata perché troppo dispendiosa e la scelta andò a cadere sul modulino FT15 della Futura Elettronica. Gianfranco partì per la realizzazione del finale e facendo questo riaccese in me la fiamma dell'antica passione. Cosa occorreva a me? Un preamplificatore a valvole per sostituire quello fatto con gli operazionali che invece mi necessitava per dar vita a un secondo impianto dedicato al pc.

 

Ripreso il saldatore in mano ho realizzato, nell'ordine, il pre Akiline poi trasformato in Akillower, il finale con i modulini FT15, un finalino per la cuffia, la revisione del Superfinale di Aloia, il WOTS, il WOTS3, l'Aikido, il WOTS5 nonché le varie versioni del MAF Expander e ho in mente una serie di cose da fare. Ho ricominciato a "giocare", in fin dei conti ogni età ha i suoi giocattoli (anche se è vero che io me li porto appresso da molto tempo) e spero di trovare il tempo per comunicare il divertimento e l'appagamento che si trovano in questo gioco.

 

Non sono un tecnico esperto con profonde conoscenze della materia però sono sempre riuscito a trarre grandi soddisfazioni dalle mie realizzazioni. Nelle mie pagine non ci sono formule particolari o idee inedite (e se ci sono con buona probabilità non è farina del mio sacco) ma soltanto informazioni basate sulla solida pratica di autocostruttore con testa pensante.

 

Un consiglio? Finiamo di ascoltare l'impianto e le sue sfumature; mettiamoci a ascoltare musica, è veramente bello e emozionante.

 

Sono anche appassionato di elettronica del motore, sul sito c'è una sezione dedicata. Ecco qui il mio "laboratorio".

 

 

 

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