Revisione al Superfinale di Suono di Bartolomeo Aloia (anno 1983)

 

 

            Innanzitutto va chiarita una cosa: il progetto è firmato da Bartolomeo Aloia e quindi non vedo proprio come possa io migliorarlo. Migliorabile, invece e di molto, è la costruzione che io ho fatto nel 1983, quando la componentistica di qualità costava, in termini relativi, molto più di oggi. All'epoca non mi feci inviare il kit completo, per me costava troppo. Mi feci inviare, invece, tutti i coimponenti "chiave", quelli che non si trovavano in ogni rivenditore e quelli che avrei dovuto realizzare o farmi fare artigianalmente.

 

            In realtà, già allora, mi concessi un piccolo lusso che tale si è rivelato oggi: ero rimasto scottato e molto deluso da un trasformatore di alimentazione con nucleo a "C", come quello proposto nel kit e quindi decisi per un toroidale affidandone la realizzazione all'ICES-EBM di Sacile; ne è uscito un mostro incapsulato in un contenitore metallico nel quale è stata versata resina antivibrante; è avvolto con tecnica multifilare e possiede due secondari a 100 Volt con presa centrale capaci di 1 e 5,25 Ampere, 625 VA totali. La sua fattura, le dimensioni e, soprattutto, il suo peso lasciano intendere che si tratta di un prodotto molto serio.

 

            Prese così forma e vita il mio Superfinale che, a dispetto degli elettrolitici di infima qualità, sfoderava un suono che surclassava nettamente il mio piccolo Williamson.

 

            Poi, con il passar del tempo, il mio orecchio è andato educandosi, tanto da percepire la differenza tra componentistica di qualità e componentistica economica. Visto poi che al giorno d'oggi (siamo nel 2004) la componentistica "nobile" non è più inarrivabile nel costo come prima, ho deciso di sostituire tutti i condensatori e gli zener (attualmente molto imprecisi) del Superfinale. Che non sono pochi. Inoltre ho sostituito anche tutti i resistori a filo con componenti antiinduttivi ma quest'ultimo aggiornamento non è documentato nelle fotografie, in quanto eseguito in momento successivo.

 

            Ma potevo limitarmi soltanto a sostituire senza modificare? No, è stato più forte di me. Ecco che, allora, le capacità di filtro sono state aumentate esageratamente, ben 12 condensatori elettrolitici da 4700 uF per l'alimentatore a alta corrente e 4 in quello a bassa corrente, entrambi i ponti raddrizzatori sono ora fatti con diodi ultrafast avendo messo al bando il grosso ponte quadrato da 50A. I reservoir capacitors sono fatti da 40 condensatori elettrolitici da 4700 uF, dieci per ogni ramo da "sostenere".

 

            Già che stavo con il saldatore caldo, ho anche aggiornato il circuito di protezione elettronica, quello che c'era tendeva a azionarsi un po' troppo frequentemente. La scelta è caduta sul kit LX1166 di Nuova Elettronica, modificato unicamente nei condensatori di filtro, da 1800 uF anziché 220 uF, nel condensatore che stabilisce il ritardo (anche qui 1800 uF al posto di 220 uF) e nel fatto che cortocircuito quest'ultimo con un relé alimentato dalla rete in modo da ottenere l'apertura immediata del relé principale allo spegnimento del finale. Naturalmente il relé principale non sopporterebbe il carico dell'amplificatore e allora con questo vado a pilotare due relé (uno a canale) a 4 scambi da 10 Ampere l'uno. Gli scambi di ogni relé sono connessi in parallelo. L'interposizione di relé rovina il Suono? Non credo. Certamente non si rovinano i preziosissimi diffusori. L'adozione del circuito di protezione mi ha obbligato a utilizzare un trasformatore a parte per alimentarla, un piccolo toroidale da 7+7 Volt 10 VA che, essendo molto esuberante, va a alimentare anche una ventolina che ottimizza il flusso dell'aria dentro al cabinet. Altro elemento aggiunto è un filtro di rete fatto con cavetto da 16 AWG avvolto bifilare dentro due cilindri di ferrite e un condensatore da 100 nF.

 

            Benissmo, operate tutte le sostituzioni ho dato tensione e m i sono messo a osservare gli assorbimenti a riposo per tarare il finale. Ho atteso un po' di tempo, ho ricontrollato, tarato nuovamente, rimesso il coperchio, atteso, ricontrollato....

Ho persino piazzato l'ampli nel suo posto del mobile che alloggia il resto dell'impianto, dove è rimasto per diversi giorni. Ma la voglia di andare a ficcarci il naso nuovamente per "ottimizzare" qualcosa che già stava a posto. E quindi nuovo ciclo di misure, contromisure a caldo a freddo, attrezzi sempre in giro fino a che...Acc, mi è caduto il piccolo giravite dentro... grossa scintilla e poi il silenzio. Danni immensi, non soltanto al portafogli quanto all'autostima crollata al minimo livello anche per il fatto di dover ricominciare tutto: riapri il telaio, separa il blocco amplificatore dal fondo, separa i due canali, separa le piastre che portano i transistor finali dallo scambiatore di calore.... se continuo a scrivere mi metto a piangere.

 

            Inutile descrivere le operazioni di riparazione e il lungo elenco dei transistor da sostituire che comprendeva finali e piloti. Tutto si trova ma i BD139/140 con una Vce di 100 Volt chi me li da? Allora ho reperito due transistor simili della serie 2SA/2SC e li ho saldati al posto dei BD139/140. Ma non è la stessa cosa. Proprio per niente. Innanzitutto l'elevatissima Ft (frequenza di taglio) non promette niente di buono sul fronte autooscillazioni e poi i transistor sono molto diversi. Me ne sono accorto dopo aver rimontato il tutto senza ripetere la procedura di taratura del finale, badando soltanto all'assorbimento a riposo. L'offset in uscita non riusciva a mettersi a zero, il suono era, non so dire meglio, crepitante, i punti di lavoro andavano a spasso al minimo calore o refolo d'aria provocata dal muoversi di una mano. Per stabilizzare mi sono trovato, con mio stesso stupore, a saldare un resistore da 4700 Ohm in parallelo a uno di 82 e, incredibilmente l'ampli si stabilizzava non di poco. Ma era in piena sofferenza perché, sempre per un accidente, mentre stava funzionando a volume molto basso, ho mandato in cortocircuito per un attimo l'estremita di un cavo destinato al diffusore sinistro. La scintilla che ne è scaturita mi ha meravigliato molto, non era possibile che un volume così basso e un contatto durato una frazioncina di secondo potessero far scoccare una scintilla con magnitudine così elevata. Ovviamente saltato di nuovo tutto il canale sinistro, ecc. ecc..

 

            C'era chiaramente qualcosa che non andava, sicuramente un'autooscillazione, il cortocircuito era stato troppo violento e cruento. Ma non avevo voglia di tornare a riparare il finalone e quindi questo è stato abbandonato per lunghi mesi. Fino a che sul catalogo Digitex trovo i famosi BD139/140 con Vce di 100 Volt. Mi decido, acquisto anche il resto dei componenti per la riparazione totale e poi mi fermo di nuovo per qualche altro mese. La voglia ci mette tempo a tornarmi ma poi si fa viva e inizio a cambiare tutti i componenti bruciati. Ripesco il manuale di taratura e, generatore e oscilloscopio sul banco, mi accorgo che la taratura precedente, come mi aspettavo, del resto, era abbastanza fuori posto. Seguo la procedura di taratura descritta da Aloia e poco dopo quasi mi prende il dispiacere di non aver più nulla da fare: il finale risponde perfettamente a qualsiasi sollecitazione, l'offset si porta a un livello accettabilmente basso anche senza il 741, risulta poco sensibile alle variazioni termiche... insomma, funziona. Riprendo quindi a montarlo nel suo telaio, piazzo resistori e voltmetri per tarare l'assorbimento, lo faccio scaldare a coperchio chiuso, taro per 200 mA a canale, chiudo con le viti e, con l'aiuto di un amico (i 30 Kg dell'apparato non sono uno scherzo) lo rimetto nel posto a lui riservato. collego, accendo e faccio partire un CD di quelli che uso per verificare la rispondenza di un impianto. Non suona male ma mi aspettavo di più, una certa dolcezza e precisione al tempo stesso. Ma certo, i componenti sono quasi tutti nuovi, come potevo pretendere.... Usciamo per il pranzo mentre il Trio Loussier non smette di suonare Bach, torniamo dopo circa due ore... Che musica!!! Quale precisione, quale naturalezza emanava dai diffusori, quale potenza e fermezza nelle note del basso, quale rifinitura nell'estremo alto della batteria. Ascoltavo i miei diffusori praticamente per la prima volta con un amplificatore che riusciva a fargli fare esattamente ciò che la musica comandava.

 

            Cosa posso dire: soltanto un grazie sentito al progettista, Bartolomeo Aloia, scusandomi con lui e con me stesso di averci messo tanto. Veramente devo scusarmi anche con il mio amico Sergio (che ovviamente ho provveduto a ringraziare già a suo tempo), quell'amico che ha realizzato i cabinet dei diffusori, mai invitato a ascoltarli per mancanza di degna amplificazione. Ora, dopo tanto tempo, l'ho invitato e è rimasto sbalordito, neanche lui si aspettava tanto.

 

            Qualche dato tecnico:

            Il dato di potenza (28,3 Volt/8 Ohm) è conseguito splendidamente, 85 Vpp dai subsoni ai 30 KHz (non ho il frequenzimetro ma generatore e oscilloscopio si) che fanno 30 Volt RMS misurati su carico di 7,5 Ohm (due resistori da 15 Ohm 30 Watt in tazza colma d'acqua, mi sono fatto anche il caffé) il che significa 120 splendidi Watt RMS. Non ho provato con altri carichi, a dir la verità non mi interessa più di tanto.

 

            Queste le impressioni di ascolto, pari a quelle della prima "rinascita" del Superfinale, prima che avessi i diffusori full size.

 

            Il "mostro" sta suonando ormai da 72 ore ininterrottamente (a volume molto basso) e devo dire che la sostanza c'è tutta. Pur avendo diffusori fatti in casa "a occhio" sono riuscito a ascoltare dai miei cd, che ben conosco, dettagli mai ascoltati. Le dita che toccano le corde della chitarra, la professoressa di arpa che riposiziona sedia e strumento, passaggio che conoscevo ma che ora ha un'evidenza strabiliante e sorprendente, Money dei Pink Floyd da terremoto (tanto per andare sulle sensazioni forti), il "Don Raffaè" di De André che sembra che Fabrizio sia davanti a me. Il suono non è mai aspro come nella prima versione, dove avevo adottato condensatori economici e un ponte raddrizzatore tradizionale (ora ci sono i diodi ultra-fast). Ottimo il controllo delle frequenze basse, il woofer fa esattamente quello che dice il finale.

 

            Conclusioni: se oggi dovessi scegliere di costruire ex novo il superfinale probabilmente lo farei, si tratta di uno schema sano e tutto sommato semplice. Sceglierei, però una meccanica alloggiabile in un contenitore con dissipatori laterali evitando il raffreddamento forzato che genera sempre un po' di rumore. Quali altri kit ci propone il mercato con transistor bipolari? Si, ce ne sono, molti hanno i finali a mosfet e quasi tutti sono, in ultima analisi, operazionali di potenza. Qualcuno esce dal coro, tipo il finale di Fabrizio Montanucci pubblicato su "Suono" ma, anche per questo, siamo mica messi bene con la meccanica. Meno male che io ho il mio Superfinale!!!

 

                Ecco qui alcune fotografie scattate in corso d'opera; non le ho ridotte per non nascondere i particolari.

 

                Ho saputo che la rivista Suono non fornisce più gli arretrati che contengono gli articoli sul Superfinale. Ecco qui la raccolta dei vari articoli (27 MB), in caso di problemi a scaricarla fatemi sapere.

 

               

Layout dei circuiti stampati che ospitano i condensatori elettrolitici di livellamento e i "reservoir capacitors". Versione Excel e Zipped Excel.

 

            Ecco i circuiti stampati prima di essere immersi nel bagno di corrosione. Ospiteranno l'impressionante batteria di condensatori. Per sapere come li ho preparati click qui

 

 

 

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