De Alta Fidelitate: sogno, chimera, illusione. Percezione
Riflessioni a ruota libera (ma molto libera)
La realizzazione e la messa in funzione dei miei nuovi diffusori mi ha spinto a scrivere questo aggiornamento all'articolo iniziale.
Al termine della costruzione dei due mastodonti e dopo il necessario e obbligatorio periodo di rodaggio questa coppia di diffusori dalle notevoli dimensioni si faceva apprezzare per la minuziosa restituzione di tutti i microdettagli finora avvertibili soltanto ascoltando in cuffia. Ma quanto a ricostruzione del palco sonoro c’era ancora qualcosina da mettere a punto. Mentre riuscivo a quantificare, non riuscivo a qualificare bene il “qualcosina” che mancava.
Un certo pomeriggio sono venuti a casa mia due amici audiofili dall’orecchio fino. Abbiamo iniziato una sessione di ascolto appunto per apprezzare/criticare i nuovi diffusori. A parte la malaccorta regolazione di un reostato, la cui negativa influenza si è fatta sicuramente sentire, i due amici riferivano le seguenti impressioni:
Massimiliano: ben ricostruita la profondità e la verticalità, non ci siamo sull’ampiezza del fronte sonoro.
Piermarco: buona l’orchestra e gli strumenti, non ci siamo con la voce.
Entrambi apprezzavano la ricostruzione dei dettagli e la buona pulizia dei suoni.
Al termine della sessione di ascolto, andati via i miei amici, ho annotato le loro impressioni nella mia mente in maniera indelebile e mi sono ripromesso di cercare di capire cosa era da modificare.
Qualche giorno dopo mi sono messo al computer e, utilizzando lo stesso programma con il quale ho definito il filtro cross-over, ho iniziato a fare gli esperimenti. In effetti la linea risultante della banda passante mostrava un buco non trascurabile intorno a 400 Hz, in corrispondenza dell’incrocio basso. Ho provato a aumentare il condensatore che porta il segnale al midrange e il buco andava riempiendosi man mano che aumentavo la capacità. Arrivato a +47 uF mi sono fermato e ho deciso di provare.
Rinvenuti in casa un paio di condensatori in polipropilene da 47 uF e due coppie di cavetti intestati con i coccodrilli, ho iniziato a fare la mia sperimentazione. Il buco era quasi totalmente riempito, ora le voci avevano la loro solida base e non tendevano più a sfinarsi. Anche gli strumenti singoli sembravano aver trovato il loro punto di ancoraggio e tendevano a uscire prepotentemente dal diffusore. Ho fatto molte prove con/senza condensatore stando a brevissima distanza dalle due casse per attaccare/staccare i coccodrilli dai reofori dei condensatori e da quell’infelice punto di ascolto potevo apprezzare nettamente la differenza finanche del fattore ambiente del mio piccolo soggiorno. Finalmente ho lasciato i coccodrilli a mordere i reofori e mi sono accomodato sul divano. La differenza era enorme, oltre alle differenze notate prima, si iniziava a apprezzare l’estensione orizzontale del palcoscenico.
Ho benedetto i miei due amici e mi sono rimesso al pc a verificare, oltre la risposta in frequenza, anche l’andamento dell’impedenza: siamo sotto i tre Ohm sui medi, siamo a 2,6 Ohm di minima. Pochini, non c’e dubbio, non credo che tutti i finali siano adatti al pilotaggio di questi diffusori. Non che prima dei due condensatori le cose andassero molto meglio, il minimo stava intorno ai 2,9 Ohm. E forse proprio per questo il modulino FT15 si trovava in difficoltà. Si, perché prima riusciva a pilotare agevolmente le mie vecchie casse e pilota egregiamente le Infinity Qbx del mio amico Gianfranco. Anche il buon vecchio Quad 405 mostra i suoi limiti in quanto la sua protezione in corrente si attiva in maniera evidente aumentando il volume a livelli quasi proibitivi ma comunque stando ancora lontani dai suoi 100 Watt.
Con i diffusori così modificati, approfittando della loro risposta analitica e impietosa, con Gianfranco abbiamo messo in prova anche il pre a fet che avevamo realizzato qualche tempo fa. Ebbene, dobbiamo rivedere e rivalutare alcune impressioni di ascolto, il pre in questione non faceva alcun uso di controreazione se si eccettua il buffer di uscita source follower, che lavora a controreazione totale. Senza modificare il buffer, abbiamo eliminato il condensatore sul source del fet di guadagno e ci siamo messi a apprezzare le differenze. Eccole qui: senza controreazione locale (con condensatore): strumenti singoli molto evidenti e a tutto tondo, voci buone e sostenute, pieno orchestrale leggermente “gonfio”; con controreazione locale (senza condensatore) strumenti meno evidenti ma perfettamente inquadrati e precisi, voci più naturali e meno invadenti, pieno orchestrale preciso e netto nella sua composizione; replica senza controreazione: voci e strumenti probabilmente più gradevoli ma invadenti, pieno orchestrale più confuso. Chiaramente l’assenza di controreazione determina la presenza di armoniche di ordine pari e, per converso, la presenza di controreazione locale abbatte il rinforzo determinato dalle armoniche che ora si attestano a livelli pressoché trascurabili. Stiamo parlando di componenti a stato solido e su qualsiasi citazione o riferimento, Aloia in testa, si trova ben chiaro che qualsiasi circuito a stato solido funziona bene soltanto se adeguatamente controreazionato.
Quali conclusioni trarre? Evidentemente i nuovi diffusori costituiscono una sorta di cartina di tornasole, la precisione con la quale riescono a rendere tutti i dettagli va a evidenziare tutto ciò che non appartiene all’evento originale. Gli altri diffusori, meno precisi (senza alcun dubbio) di questi ultimi nati, rendono meglio uno certo strumento se si vanno a evidenziare tutte quelle armoniche che caratterizzano il suono di quello strumento e le armoniche di ordine pari fanno proprio questo per il fatto che una nota a frequenza doppia, quadrupla, ottupla è sempre la stessa nota, cambia soltanto l’ottava.
E qui cosa diciamo della percezione? Dove sta la verità? A questo punto non saprei, non voglio giudicare né sbilanciarmi, quanto scritto nel mio primo articolo corrisponde al vero. Riporta considerazioni soggettive ma oggettivate accuratamente, ci siamo messi a ascoltare con mille orecchi, a sentire la sfumaturina resa in un modo una volta e in un altro la volta successiva. Effettivamente l’assenza di controreazione e quindi la presenza di armoniche rendeva tutto più pieno, soprattutto i “legni”. Ma i diffusori erano i miei vecchi a due vie, discreti ma nulla a che vedere con i nuovi. Ognuno faccia le sue prove e scelga per il meglio. Oppure scelga una catena di amplificazione tutta valvolare ponendo per sempre fine al dilemma.
L'ultimo coperchio messo su un progetto finito è stato quello del preamplificatore tutto a FET RIAA+Linea+Cuffia. Prima di scegliere e adottare la soluzione che potete vedere pubblicata su queste pagine Gianfranco e io abbiamo provato diverse configurazioni sia per tipologia, sia per polarizzazione sia per presenza o meno di controreazione locale (rispettivamente assenza o presenza del condensatore di source).
Dopo svariate prove di ascolto la scelta della circuitazione è caduta su un single ended seguito da un source follower per abbassare l'impedenza di uscita. Dopo aver faticato non poco a trovare la polarizzazione che ci sembrava essere la migliore dal punto di "ascolto" sonico abbiamo iniziato a prendere in considerazione la controreazione locale. La letteratura esistente in merito è sin troppo chiara: il FET distorce in misura dieci volte maggiore rispetto alla valvola. Quindi, se possiamo farne a meno nei circuiti valvolari, in presenza di componenti a stato solido è d'obbligo inserire una certa dose di controreazione locale per limitare gli effetti nocivi della distorsione.
Eppure.....
Abbiamo provato a lungo il pre con o senza controreazione (devo dire mai abbiamo fatto prove volte a dosare la controreazione, o tutta o niente) e il risultato del confronto tra le due configurazioni è il seguente:
- con controreazione (senza condensatore) suono fedele al segnale in ingresso, estrema pulizia e prontezza di risposta;
- senza controreazione (con condensatore) strumenti molto più evidenti, fedeli al loro timbro caratteristico (e non alla loro ripresa) con grande ricchezza e precisione di tutti i microdettagli;
- con controreazione (replica dopo aver ascoltato senza) il contenuto musicale passa in secondo piano rispetto all'evento tecnico, diviene scialbo, strumenti velati, microdettagli presenti ma alquanto nascosti.
Sappiamo bene, i FET generano contenuto armonico di ordine pari rispetto alla fondamentale; i multipli pari di una frequenza si situano esattamente un'ottava (o più) sopra la fondamentale e sono in perfetto accordo con questa, ovvero un "mi" a frequenza doppia è sempre un "mi" e questo vale anche per frequeza quadrupla ottupla, ecc.
Quindi quello che sto ascoltando e che tanto mi sta piacendo in realtà è estremamente distorto, reca un contenuto armonico che sul supporto che sto trattando è assente. Lo stadio di amplificazione ha (orrore e anatema) aggiunto qualcosa di suo.
Tuttavia, se attivo la controreazione e rendo inavvertibile (o quasi) il contenuto armonico, avvicinandomi così all'originalità della ripresa incisa sul supporto che ho tra le mani, il messaggio perde di incisività, di significato, diviene finanche musicalmente slegato.
Ma il nostro obiettivo non è quello di riprodurre fedelmente ciò che è inciso sul nostro bel supporto, vogliamo semplicemente riprodurre fedelmente l'evento musicale originale.
Che forse il nostro cd sia privo (o sia stato privato) di una parte di contenuto per via della tecnica di ripresa adottata? Se vedo vibrare una corda di chitarra riesco a capire cosa significa "armonica" (la corda alta, essendo la più spessa, meglio si presta all'osservazione) e riesco anche a capire che il suo livello si attesta immancabilmente molto al di sotto il livello della fondamentale. Tuttavia contribuisce a esaltarla, contribuisce a meglio caratterizzare il timbro dello strumento. Che quest'armonica vada perduta o talmente attenuata da risultare inaudibile facendola passare per il processo di ripresa e resa? Che necessiti di essere rigenerata?
Il pre che abbiamo appena chiuso ci sta facendo apprezzare il legno della chitarra, la sponda del rullante, ci fa apprezzare la sincerità delle dita sulle corde del basso, l'ottone vibrante del sax per non parlare delle libere corde dell'arpa o delle canne dell'organo che sembrano trovare la potenza di un temporale (chi ha avuto modo di ascoltarne in chiesa sa bene costa sto dicendo). Tutto questo in barba a tutti gli articoli letti sinora e alle opinioni di tutti i progettisti.
Sappiamo benissimo che la distorsione per presenza di armoniche pari, così come la distorsione di fase, genera effetti gradevoli per la nostra percezione. Ma qui si tratta di "ottimale ricostruzione del suono dello strumento" che, invece, in presenza di controreazione, diviene "ottimale riproduzione dell'incisione".
Stiamo pur sempre parlando di una realizzazione molto economica che non può far miracoli ma che non ha mancato di stupirci. Provare per verificare. Aspettiamo i Vostri commenti, spero ci dicano che ci siamo sbagliati e che il nostro impianto uditivo sia totalmente da rifare così come pure, a questo punto, il nostro impianto HiFi.