Elettronica, progetti Audio HiFi e altro a cura di Fabrizio Marignoni  scrivimi

 

LA PERACOTTAGINE e le candele

 

La PERACOTTAGINE

Sì, è un neologismo, coniato qualche anno fa per istinto dal mio amico Guido detto (in segno di apprezzamento) O'Professore, buon commercialista, napoletano (la regionalizzazione serve a far intendere bene al lettore quale sia la libertà di pensiero, l'inventiva e la qualità della comunicativa della persona) nel commentare l'operato di un consulente economico che voleva individuare un criterio per selezionare una banca che custodisse adeguatamente, con corredo di interessi, il nostro fondo di ammortamento (!?!). Gli elettronici con una sottile spolverata di ragioneria staranno ridendo della grossa, gli altri se lo facciamo spiegare dall'amico spolverato, la risata è assicurata.

 

Non mi era ancora capitato di imbattermi nel termine prima di averlo sentito da lui. Ci son voluti cinque minuti perché smettessi dal ridere sia per il neologismo sia per la faccenda relativa alla custodia del fondo ammortamento. Situazione che mi è rimasta bene impressa nella memoria, peccato che ancora il cervello non abbia una connessione USB per poter memorizzarla e mostrarla.

 

Nulla a che fare con aspetti eretici, evidentemente è un sostantivo femminile che descrive l'attitudine di un soggetto a proporre perecotte (sì, una sola parola) al suo pubblico. Attenzione a utilizzarlo perché il word processor e l'editor che sto utilizzando lo evidenziano ancora come errore ma... quanno ce vo cce vo.

 

All'epoca Internet non esisteva ancora come fenomeno di massa e quindi le notizie e le castronerie giravano in una ristretta cerchia e difficilmente riuscivano a divulgarsi capillarmente raggiungendo la vastità del pubblico odierno. Sicuramente al consulente è andata meglio allora di quanto sia possibile ora, probabilmente si ritroverebbe su qualche blog con tanto di nome, cognome e azienda di appartenenza, con tutte le conseguenze immaginabili.

 

O forse no, sarebbe promosso per capacità di raccontare castronerie al cliente che tanto paga ugualmente. Ne deriva che se imbrocca i giusti suggerimenti guadagnerebbe di più? Eh no, bella forza, farsi pagare per fare un buon lavoro... lo sanno far tutti!

 

Sta di fatto che di peracottari (scritto così mi sa vagamente di "romano", probabilmente l'italiano corretto vorrebbe "peracottai", se esistesse) che brancolano alla vana ricerca dell'interruttore nella stanza dell'elettronica ne esistono non pochi. E fanno circolare, oggi si che è possibile, le loro brave perecotte sulla rete. Se soltanto avessero la bontà di poggiare la mano al muro e di tastarlo palmo dopo palmo nell'adiacenza della porta forse l'interruttore salterebbe fuori. Il problema è che 'ste benedette perecotte sono a disposizione di tutti e soprattutto dei giovani (giovani di pratica elettronica, 'che si può iniziare a qualsiasi età) appassionati ma poco esperti che non sanno ancora distinguere bene la peracotta dalla bufala (non ho saputo resistere a usare la parola invero intrigante ma qui intendo la mozzarella, quella buona, quella vera, quella che scrocchia sotto i denti).

 

Mi riferisco a vari commenti che si possono incontrare su vari forum e a qualche schema (pochi, per fortuna) che circolano a piede libero.

 

Tra queste perecotte ci potrebbe scappare anche qualcosa di mio, la strumentazione che ho a disposizione non mi permette di evolvere a livelli elevati. Per altro è bene che la strumentazione non incrementi più di così per ragioni logistiche e economiche visto che per me l'elettronica è un hobby. Semplicemente ho quanto basta per cercare di esprimere al meglio la mia passione traendone soddisfazione e fermandomi dove so di non sapere. Ma la peracotta è in agguato e potrebbe sfuggirmi dal piatto. Già i miei diffusori, tanto per dire, non costituiscono certamente il miglior risultato ottenibile con i trasduttori impiegati. Ma ci sto lavorando su.

 

Capita anche che mi trovi a leggere su un forum che merito calci, se ben ricordo, nel posteriore (comunque si trattava di zona in ombra) perché, riferendomi ai modulini FT15 (100W di Futura Elettronica), che giudico molto onesti anche in relazione al prezzo, avevo consigliato, nel mio articolo, di sostituire l'elettrolitico di controreazione con un polipropilene enorme (47uF non può esser piccolo). Allora capisco di essermi imbattuto in un vero "peracottaro" di alto bordo, di quelli che hanno lo specchio di legno.

 

Viceversa trovo molto costruttivi alcuni errori o tendenze supportate da osservazioni probabilmente non totalmente corrette ma quantomeno scientifiche; l'ultima occasione del tipo mi si è presentata pochi giorni fa su Costruire HiFi 123, articolo di Diego Nardi, imputato l'invertitore di fase "Cathodyne" per via della differenza presunta o ingigantita delle sue impedenze di uscita. Forse che il Williamson suona male? Non mi pare proprio. E lasciamo stare la controreazione. Ma il cathodyne ha impedenze di uscita diverse che potrebbero generare dissimmetria... Si, è vero (conferma scientifica) ma la diversità delle impedenze di uscita non è poi così grande e all'invertitore segue uno stadio differenziale che minimizza qualsiasi differenza di quell'entità. E sull'inverter cathodyne ci siamo arrovellati in tanti, tra imbrattacarte del mio basso calibro e nomi blasonati della nostra HiFi. Bene, questo è un errore costruttivo perché spinge al ragionamento, non sottende alcuna peracottagine ma la voglia di approfondire per migliorare la propria esperienza. Ho ancora la convinzione che al cathodyne non possano immediatamente seguire le valvole finali ma a smontarla ci vorrebbe molto poco.

 

L'esperienza è fatta anche di molti cambi di opinione. Soltanto l'idiota ha opinioni che non è disposto a cambiare.

 

L'elettronica è quindi materia opinabile? No, se la conoscessimo tutta!

 

La matematica si che è opinabile, divertitevi a cercare "1=2" con Google: si apre un mondo!

 

Ma poi tornate qui.

Il giovane appassionato abbia la pazienza di cercare l'interruttore nella stanza buia; l'alternativa è la candela ma il suo uso deve essere finalizzato non a illuminare la stanza ma a cercare l'interruttore.

 

Qualche candela

Candela zero: sappiamo a cosa servono resistori, condensatori e componenti attivi.

Candela numero 1: la legge di Ohm è il fondamento dal quale non si prescinde: V = R x I ovvero facendo scorrere una determinata corrente in un resistore rileveremo ai capi del resistore una tensione pari al prodotto della corrente per la tensione. La formula è reversibile come qualsiasi equazione e quindi I = V / R ovvero applicando una determinata tensione a un resistore la corrente che vi scorre è pari al rapporto tra la tensione e la resistenza. Infine R = V / I ovvero, verificate tensione e corrente applicate a un resistore, il valore della sua resistenza è pari al rapporto tra tensione e corrente.

Candela numero 2: bisogna abituarsi a far parlare le formule, saperle a memoria serve a nulla.

Candela numero 3: entra in gioco la potenza. Sì, se applico una tensione a un resistore questo assorbirà una certa corrente. Quanto vale la potenza che sto impegnando? Vale P = V x I. Ma I = V / R e allora P = V2 / R. Ma, anche, V = R x I e allora P = I2 x R. Va detto che siamo in regime di carico non induttivo, nel qual caso la cosa si complica e occorre aver trovato l'interruttore.

Candela numero 4: qual è la potenza del mio amplificatore su una resistore che abbia una resistenza di 8 Ohm e un altro da 4 Ohm? Dipende! Se l'amplificatore ha lo stadio finale a transistor a topologia push-pull tradizionale (sono quasi tutti così) posso verificare che dai morsetti degli altoparlanti esce una certa tensione e che questa tensione varia assai poco (se l'apparato è serio) se il carico collegato è quello da 8 Ohm piuttosto che quello da 4. Bene, nota la tensione, nota la resistenza del carico, scelgo la formula che contiene queste due grandezza alla destra: P = V2 / R. Ovvero diminuendo la resistenza del carico (il che equivale a dire aumentando il carico) la potenza aumenta (teoricamente raddoppia da 8 a 4 Ohm). Se l'amplificatore ha lo stadio finale a valvole, probabilmente potrò notare che quando passo da 8 Ohm a 4 Ohm la tensione si abbassa notevolmente; in questo caso la grandezza che presenta minor variazione è la corrente, determinabile (è sconsigliato misurarla) applicando la formula I = V / R; nota la corrente, nota la resistenza del carico, posso calcolare la potenza utilizzando la formula che contiene questi due elementi alla destra: P = I2 x R. Ovvero la potenza aumenta all'aumentare della resistenza di carico.

Candela numero 5: anziché inserire il tester (configurato a amperometro) in circuito per misurare la corrente, inseriamo in circuito un resistore da 1 Ohm di potenza adeguata, pressoché innocuo e irrilevante nei normali circuiti di amplificazione e poi misuriamo la caduta di tensione ai capi del resistore: se vale 1V allora la corrente che volevamo misurare vale 1A (stiamo dissipando 1W sul resistore). Perché far questo? Una risposta è che non introduciamo in circuito un cablaggio lungo quanto i due cavi del tester, un'altra (ben lo sanno i possessori dei tester ICE) è che per cambiar portata s'interrompe momentaneamente il circuito con conseguenze che potrebbero esser rovinose per il circuito stesso.

Candela numero 6: se un resistore o un semiconduttore scalda ci sono ottime probabilità che sia buono. Se scalda un condensatore staccate tutto e se è elettrolitico trovatevi un riparo e attendete un paio di minuti. Dopo sostituitelo.

Candela numero 7: in un transistor BJT (i normali bipolari) la tensione riscontrabile tra la base e l'emettitore (Vbe) è compresa tra 0,6 e 0,7 V per qualsiasi condizione di lavoro del transistor stesso. Il pilotaggio del BJT avviene in corrente, tramite una resistenza (esplicita o sottesa) e quindi la tensione rimane costante. Se la tensione è maggiore o se è minore il transistor va sostituito. Il concetto è trasponibile anche su fet, mosfet e valvole che, a differenza dei BJT, si pilotano in tensione (e non assorbono - molto teoricamente - corrente sull'elettrodo di pilotaggio) ma i valori di tensione sono diversi e occorre ricavarsi dai datasheet quale sia l'intervallo valido di Vgs (fet e mosfet) e Vgk (valvole) anche se per queste ultime vanno verificati altri parametri. Però è possibile affermare che i parametri visti sono quelli che determinano la tensione verificabile in un emitter/source/cathode follower sull'elettrodo emitter/source/cathode ovvero: se polarizzo la base di un emitter follower con 20V sull'emettitore potrò misurare 20V - 0,65V = 19,35V, per fet e valvole, pilotati con opportuna tensione, misurerò sul source/catodo una tensione maggiore di quella di pilotaggio in ragione dell'intervallo di valori Vgs/Vgk valido; per i mosfet vale il medesimo concetto ma al tensione sul source sarà minore di quella di polarizzazione. Insomma, in un xFollower la tensione sull'elettrodo di uscita deve essere "parente" di quella presente sull'elettrodo di pilotaggio.

Candela ennesima (alla fine ma non ultima): esistono transistor con sigla identica, contenitore identico ma piedinature diverse. Attenzione!

 

Trovato l'interruttore e fatta luce andrei a vedere il concetto di transconduttanza tra le prime cose per approfondire il funzionamento di fet, mosfet e valvole.

 

Morale: una candela accesa per tener lontana la peracottagine, quella nostra e quella di quelli sono peracottari per natura, per professione, per convinzione che preferiscono le candele spente. Tanto lo specchio di legno non riflette anche se c'è luce.

 

Cominciamo, alla luce della candela, a cercare l'interruttore su Google con i termini: tensione - corrente - resistenza - potenza - resistore - condensatore - transistor - "legge di Ohm" - transconduttanza; per approfondire: "emitter follower" - "source follower" - "cathode follower" - cathodyne - Williamson amplificatore

 

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