Diffusori "Full Size" in sospensione pneumatica
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Finalmente, dopo anni di indecisione dovuta sia ai costi elevati da affrontare per acquistare un paio di diffusori decenti e alla difficoltà eventuale di realizzarli autonomamente, ho preso la mia decisione.
Alle dette difficoltà di sommava anche quella di reperire sul mercato altoparlanti destinati a funzionare in sospensione pneumatica. Sembravano spariti, avevo trovato soltanto woofer adatti a lavorare in carico bass reflex. Sarà questione di gusti ma il basso del bass reflex, dopo averne sentiti tanti, mi sa un po' artificioso, come se suoni in maniera slegata rispetto al resto, come se il basso si trovi in un altro contesto rispetto all'evento musicale. E' pur vero che ho orientato i miei ascolti verso diffusori non costosissimi, intorno ai 2500 euro la coppia. E a quel prezzo si trovano diffusori dalle dimensioni minuscole rispetto a quello che ci si aspetterebbe per una corretta riproduzione dei bassi. Prodotti certamente validi per tener buone le nostre mogli. Ma per noi intransigenti, incontentabili... niente da fare, nessun diffusore “aperto” mi ha convinto appieno quanto le intramontabili Infinity Qbx del mio amico Gianfranco. Intendiamoci, nulla di speciale, neanche per la loro epoca ma con queste il bassista suona coerentemente insieme con tutto il complesso. E ultimamente non sono riuscito a ascoltare alcunché di medio prezzo che riproducesse questa sensazione, tutti i progettisti si preoccupano moltissimo dell’aspetto connesso all’inserimento nell’ambiente domestico. Devo riconoscere che, per vendere, è una politica commerciale abbastanza corretta ma i compromessi sottesi, per un purista o appassionato che sia, sono pressoché inaccettabili.
Per venire in possesso di oggetti soddisfacenti sia la mia passione sia il mio portafogli non mi rimaneva altro che tentare con l'autocostruzione. Ovviamente in sospensione pneumatica. Ma non mi andava di stare a fare i calcoli a mano e per di più non sono in possesso delle necessarie conoscenze per avventurarmi da solo. Dopo una caccia su internet per reperire informazione sui programmi più accreditati la scelta è caduta sulla Harris Technologies che propone BassBox Pro, un programma molto completo per il calcolo della cassa, abbinato a X-Over Pro, un altro programma della stessa casa, non meno completo, dedicato al calcolo dei filtri cross-over. Il secondo prende in input i dati della cassa definita dal primo programma. Svantaggio del programma? Il prezzo, 210 euro spedizione e dogana compresi. Vantaggio? Un database con i parametri di circa 10.000 altoparlanti. Non è poco. Il database è in Access e quindi possiamo sbizzarrirci a fare ricerche dirette, estrazioni, definire sottoinsiemi; il limite è soltanto nella nostra fantasia e nella percezione di quello che ci sembra utile approfondire. Un altro vantaggio ancora: scoperti e segnalati 3 bugs poco rilevanti e 1 un tantinello antipatico, il giorno dopo ho trovato gli aggiornamenti. La casa stessa pubblica gli aggiornamenti dei vari altoparlanti man mano che sul mercato si rendono disponibili nuovi prodotti.
Appena in possesso del programma ordinato in Ohio sul sito www.partsexpress.com (1 mese di impaziente pazienza) mi sono messo subito all'opera rinunciando al sonno che ho giudicato come vera maledizione. Curiosando tra i woofer disponibili ho subito capito che quelli adatti a lavorare in sospensione pneumatica sono abbastanza pochi e, tra i pochi, occorre anche saper scegliere escludendo quelli con corsa limitata della bobina mobile, taluni a 10 Watt sono già fuori escursione massima. Dopo varie prove la scelta del woofer è caduta sul Peerless 831857 (315 SWR) con diametro di 315 mm. Un mostro, lui e un mostro la cassa adatta a lui. 85 litri se non si vuole esagerare con l'assorbente acustico. Avendo deciso di fare una grossa cassa per il woofer e una piccola per il midrange, lasciando il tweeter annegato nel pannello frontale, le dimensioni della cassa finita sono ragguardevoli: cm 36x114x43 (LHP), un parallelepipedo molto sviluppato in altezza.
Primo problema: dove le metto.
Secondo problema: come farle accettare alla moglie.
Al primo problema una soluzione la troviamo, saremmo persino disposti a spostare quel termosifone che, accidenti, sta proprio li. Trovare soluzione al secondo è talvolta impossibile, si rischia la separazione e fin li..... ma con abbandono della casa. Stando a Roma, mi viene in mente il ponte della Cristoforo Colombo sopra al laghetto dell'EUR. Sotto il ponte fa freddo ma.... che musica!!!
Per convincere mia moglie ho iniziato con il dirle che l'impianto ormai, vista la qualità raggiunta, aveva bisogno di un paio di diffusori alla sua altezza che, per inderogabili ragioni fisiche non potevano essere piccoli come quelli attuali. Un po' più grandi.... "Quanto più grandi?" "Beh, ecco, un tantinello sotto la soglia della finestra (88 cm)" "Così alti?" "No, veramente sarebbero ancora bassi ma mi rendo conto che poi sarebbero troppo invasivi" "Vabbè, ma fammi capire, e quanto sporgerebbero dal muro? Quanto sarebbero larghi?" E li ho iniziato a tracciare segni con le mani a rappresentare l'ingombro delle inutili (Aaaggggh!) scatole. Mia moglie aggrottava la sua espressione e, più aggrottava, più le mie mani tendevano a ravvicinarsi, sino a tracciare nell'aria la forma di una aggraziata anfora, panciuta sopra e stretta sotto a cercare vanamente di minimizzare. Ma, secondo me, aveva ben capito che sotto c'era la fregatura. Per non parlare del pannello frontale che, in altezza, va ben oltre la cassa del woofer. Ma quello sta davanti e non interferisce con la soglia di marmo della finestra che, tanto, si apre verticalmente. Avevo capito che l'interferenza con la soglia di marmo la infastidisce molto. Il problema vero sta nel fatto che a "riposo" le attuali casse stanno faccia al muro (a evitare gli artigli dei miei gatti che avevano affettato i vecchi tweeter) e vengono messe in posizione soltanto quando accendo l'impianto. Ma pesano poco. Con i nuovi mostri non so come potò fare. Ma se riusciranno a entrare in casa sarà già un gran successo, al resto ci si penserà.
Sia come sia, eccovi le caratteristiche salienti del diffusore:
· F3: 44 HZ q=0,707 teorico, il volume è leggermente abbondante rispetto alla quantità di assorbente acustico che ho in mente;
· N. vie: 3 con tagli a 400 e 4000 Hz;
· pendenza dei filtri: 12 db/oct (2° ordine) con allineamento Butterworth;
· potenza sopportata: circa 200 Watt;
· impedenza: 4 Ohm;
· efficienza minima stimata: circa 89 db W/m;
· ingombro: cm 36x114x43 (LHP);
· peso: vi farò sapere;
· Woofer: Peerless 831857 (315 SWR);
· Midrange: ScanSpeak 12M/4631G00;
· Tweeter: ScanSpeak R2904/700000;
· componentistica dei filtri di qualità elevata, troviamo gli elettrolitici soltanto sulle reti di equalizzazione del picco di risonanza ove impiegare condensatori in polipropilene sarebbe assurdo sia per spreco sia per dimensioni; gli induttori, ove necessario o conveniente, sono eptafilari e sono tutti avvolti in aria; i resistori sono tutti antiinduttivi fatta eccezione per i reostati necessari a allineare midrange e tweeter al nostro gusto.
· costo: elevato, avendo un amico falegname siamo oltre 3000 euro per la coppia con i costosissimi tweeter Scan Speak (435 euro l'uno), sostituibili con i meno pretenziosi ma pur sempre ottimi (suonano sulle mie casse precedenti) Vifa XT25TG-30/04 Ring-Radiator (69 euro l'uno) risparmiando 732 euro. Non è la stessa cosa, vorrei ben vedere, ma l’acquisto dei tweeter definitivi si può anche rimandare a momenti migliori. Inoltre non è consigliabile costruire un cross-over provvisorio per poi passare al definitivo in momenti migliori: condensatori e induttori costano e tanto vale spendere un po’ di più sin da subito per i componenti definitivi.
Per dire la verità il progetto nasce anche dal fatto che Sergio, mio amico nonché fine artigiano del legno, un bel giorno mi ha detto: Mi piacerebbe avere due casse acustiche che suonino bene senza compromessi. Sergio ha un orecchio abbastanza affilato, il suo impianto, pur non costosissimo, è abbastanza pretenzioso. Ho colto l’occasione al volo e gli ho detto che ne avremmo realizzate due coppie, una per lui e una per me. Quando poi gli ho esposto il preventivo (ovviamente i costi delle lavorazioni erano concordati a scambievole compensazione) ha detto che avrebbe dovuto rimandare la spesa che, riconosco io stesso, per una famiglia anche benestante non è trascurabile. Ma Sergio mi ha comunque rassicurato che avrebbe provveduto in ogni caso alla realizzazione dei miei cabinet. Ovviamente senza fretta, avrebbe dovuto lavorare nei momenti in cui gli impegni commerciali glielo avrebbero consentito.
Era fine luglio. Stante l’assicurazione di Sergio cominciai a finalizzare il progetto concretamente e a emettere i primi ordini di materiale: prima i componenti essenziali ovvero altoparlanti, condensatori, resistori, induttori. Con i componenti a disposizione iniziai a studiare un layout filato che consentisse di disporli in maniera il più possibile razionale. Dissi a Sergio di tagliarmi a misura quattro tavolette di multistrati spesso 15-18 mm, ordinai un set di viti a legno in ottone, barre filettate, viteria varia e stucco idrofugo. Le viti in ottone, avvitate nelle tavolette rispettando il layout, servono per saldarci sopra i componenti. Quale altra soluzione scegliere? Questa mi è sembrata la più semplice e immediata.
Ora entriamo nel vivo della reazillazione.
Come si monta il filtro cross-over?
Ogni filtro va montato su due tavolette che andranno configurate “a castello” a copiare esattamente lo spazio disponibile nella cavità superiore di ogni cassa. Per cui la tavoletta più piccola andrà a costituire il paino inferiore e quella più grande sarà il secondo piano.
I componenti dovranno esser montati sulle tavolette mediante interposizione di uno strato non sottile, non troppo spesso di stucco idrofugo con funzione di antivibrante e di adesivo. Ogni volta che si monta un componente se ne saldano i reofori sulle viti a legno in ottone precedentemente e appositamente avvitate per l’uopo. Il layout di ogni piano è illustrato nel file che riporta il progetto, fatta eccezione per i resistori la cui posizione non ho dettagliato. Questi vanno disposti su un angolare in alluminio spesso 5 mm che funge anche da dissipatore nell’eventualità si pilotassero le casse al limite delle loro possibilità (i resistori da 25 Watt o da 50 Watt sopportano effettivamente la potenza dichiarata a patto che siano adeguatamente dissipati, in aria libera la potenza gestibile è pari circa a un quinto). L’angolare di alluminio è fissato sul lato posteriore del piano superiore del filtro tramite gli spezzoni di barra filettata che fissano tra loro i due piani. Il che viene particolarmente bene in quanto i serraggi, almeno su un lato, sono fatti sul solido metallo anziché sul legno.
Una nota particolare va dedicata alle connessioni entranti e uscenti del filtro: queste sono realizzate con cavetto Van Den Hul da 12 AWG, queste connessioni devono rispondere a esigenze di flessibilità e di bassa resistenza mentre il cablaggio sul filtro deve essere realizzato con cavetto che presenti una certa rigidità per poter mantenere la posizione che noi vogliamo. Per questi cablaggi ho utilizzato un cavetto in rame ofc 16 AWG argentato, la cui sezione è più che sufficiente per la bisogna. Null’altro da dire per il montaggio dei cross-over a parte il fatto che, oggettivamente, si tratta di un montaggio impegnativo e un tantino complesso. Un punto di attenzione è costituito dalla posizione degli induttori posti sul piano inferiore rispetto all’angolare di alluminio: l’alluminio fa diminuire l’induttanza di un avvolgimento quindi l’angolare non va posto a stretto contatto con gli induttori.
Terminata la realizzazione dei due piani dobbiamo ora realizzare le piastre che alloggiano i reostati, i commutatori e le boccole di ingresso e quella che ospita i resistori che calibrano i reostati. Per la prima occorre una lastra di vetronite cm 26,5X25 e per la seconda una di cm 10,5X13.
Piastra dei reostati, commutatori e boccole di ingresso: la piastra sarà ancorata superiormente al lato verticale della L in alluminio mentre per l’ancoraggio inferiore dovremo avvitarla sulla costa del multistrati. A me questa soluzione non è piaciuta, soprattutto temevi di spaccare il lato del multistrati. Ho allora realizzato quello che vedete in foto utilizzando una L in alluminio ma di spessore molto inferiore alla prima, questa è spassa 1 mm. Non mi metto a descrivere, la foto dovrebbe essere autoesplicativa, dico soltanto che sulle due bare filettate posteriori ho inserito, per ognuna, due dadi e due rondelle con i quali ho fissato questa L “sottile”. Stabiliti i quattro punti di ancoraggio vanno effettuati altrettanti fori per far passare le viti. L’altezza della piastra e l’altezza di un piano rispetto all’altro vanno calcolati in funzione dello spazio che occupano i reostati, questi dovranno capitare sopra i due induttori grandi e sotto al “soffitto” del secondo piano. La regolazione di queste altezze avviene avvitando/svitando i dadi sulle barre filettate.
Piastra dei resistori: nulla di speciale, si tratta di forare a misura 26 volte con punta da 3 mm e di svasare i fori per ospitare le viti a testa svasata: 22 fissano i resistori e 4 servono per ancorare la piastra al soffitto del secondo piano, sotto agli induttori utilizzando viti a legno. E’ bene interporre tra piastra e legno un foglio di materiale antivibrante.
Realizzati i cablaggi per i reostati e per la piastra resistori i due filtri cross-over sono pronti all’uso. Dobbiamo ora montare gli altoparlanti sui cabinet
Si parte dai mobili gia belli che fatti, il mio amico Sergio, artigiano del legno, mi ha consegnato le due torri già pronte. Devo dire che nella sua officina avevo preventivamente eseguito tre operazioni:
1 - cablaggio del pannello posteriore della cassettina del midrange; su questo pannello fanno capo tutti gli altoparlanti e quindi occorre montarci le boccole a legno intestandole, all'interno, con cavi di opportuna lunghezza (110 cm per il woofer, 40 cm per il midranìge e 60 cm per il tweeter) minimamente abbondante per consentire agevolmente le operazioni di saldatura; al mio amico Sergio ho quindi dato il pannello già cablato prima dell'incollaggio della cassa, questo perché una volta incollati i pezzi, la mia mano non sarebbe più passata nel foro del midrange per eseguire i cablaggi. Per accertarmi che nessun serraggio potesse allentarsi nel tempo ho provveduto a saldare sulle loro viti i dadi che serrano i testafilo e che tengono in sede le boccole;
2 - foratura del pannello superiore camera woofer e superiore camera midrange per far passare i fili di cablaggio rispettivamente verso il woofer e verso il tweeter;
3 - passato internamente alla camera del woofer il prodotto antirombo; volendo l'operazione si può fare anche dopo ma io ho preferito farlo prima della verniciatura in quanto ci si imbratta e si corre il rischio di imbrattare il mobile.
0 – nel senso che questo passo va eseguito prima degli altri: preparazione dei cavi da montare all’interno: ho utilizzato cavo Van Den Hul 12 AWG per il woofer e 16 AWG per midrange e tweeter, ogni cavo si compone di una coppia (rosso/nero) twistata e inserita in una calza di nylon, alle estremità del cavo la calza è fissata con tubetto termorestringente, vengono spellati i cavetti, prestagnati e un’estremità va saldata ai capicorda forniti insieme con le boccole a legno.
Qualche divagazione prima di continuare sul montaggio: ecco com'è andata la consegna dei cabinet a casa mia. Domenica 17/10/2004, di buon mattino, avevo appuntamento all'officina del mio amico Sergio. Non avevo ancora visto le creature finite e quindi, aperta la porta, sono stato assalito dall'emozione. Erano li che aspettavano me. Due torri laccate in nero opaco rifinite in maniera impeccabile. Già mi sentivo il loro padrone. Ho aiutato Sergio a caricarle sul suo furgone e siamo andati a casa mia. Io facevo strada con la mia macchina e badavo a andare molto piano per evitare scossoni troppo violenti al furgone che mi seguiva con il suo prezioso carico. A dire la verità, nel furgone c'era anche un tavolo richiesto da mia moglie e la nostra strategia è stata di far entrare quello per primo e le casse poi. Accortezza poi rivelatasi inutile, visto che mia moglie stava ancora dormendo.
Mi son messo subito a lavorare per tagliare a misura i fogli di assorbente acustico e per montare gli altoparlanti, immaginando cosa sarebbe successo al risveglio di mia moglie. Ma non si è alzata, aveva un mal di testa fortissimo e è rimasta a letto. Poverina lei ma campo libero per me, a ora di pranzo ho ingerito qualcosa al volo e poi di nuovo al lavoro. Alle 14 le casse erano montate totalmente.
Naturalmente Sergio non aveva passato i cavi dentro le cavità del mobile, questi erano rimasti dove io li avevo messi, dentro la cassettina del midrange, in questo modo era possibile proteggerli dalla verniciatura semplicemente tappando il foro del midrange con carta di giornale appallottolata.
Fine della divagazione. Per prima cosa occorre, quindi, far passare i cavi di cablaggio dentro i fori descritti più sopra, ci si può aiutare con un cavetto semirigido usato come pilota altrimenti non si riesce. Passati i cavi si devono sigillare i due fori con stucco idrofugo o materiale simile a pongo, non conviene utilizzare silicone in quanto, nella pur improbabile necessità di dover sfilare i cavi, questo non sarebbe possibile o risulterebbe comunque molto disagevole.
Con il mobile poggiato a terra sul pannello posteriore si presentano gli altoparlanti nelle loro sedi orientandoli in quella che sarà la loro posizione definitiva, si controlla che non vi siano irregolarità e si esegue, in corrispondenza dei fori sulle flange, la puntinatura sul pannello frontale della posizione delle viti che serviranno a trattenere gli altoparlanti.
Si levano gli altoparlanti e con una punta da 2 mm, in corrispondenza di ogni "puntino", si eseguono i fori-guida per le viti autofilettanti che si andranno successivamente a avvitare su ogni foro. La punta avrà un diametro significaticamente inferiore a quello delle viti.
Si elimina la segatura prodotta forando e si prendono le misure dei fogli di assorbente acustico con leggera abbondanza rispetto alle misure delle pareti interne, questa abbondanza, abbinata alla ruvidità dell'antirombo permetterà al pannello di assorbente di rimanere in sede in maniera sicura e senza alcun incollaggio. Si inseriscono, quindi, i fogli di assorbente nella cavità del woofer e in quella del midrange.
Si eseguono le saldature dei cavetti precedentemente disposti nel mobile del primo altoparlante che si vuole montare (io ho iniziato con il woofer) e si monta l'altoparlante interponendo una guarnizione o uno strato di stucco idrofugo. Si serrano le le viti. Si procede con gli altri due altoparlanti.
Per avvitare le viti autofilettanti nel pannello frontale è bene e senz'altro più sicuro, rispetto al normale giravite, utilizzare un avvitatore elettrico: le mani saranno impegnate soltanto nel premere e guidare l'attrezzo minimizzando il pericolo che la lama, sfuggendo, possa perforare o rovinare la delicata membrana dell'altoparlante. Il giravite manuale sarà invece utile per il serraggio finale dove c'è bisogno della sensibilità allo sforzo che non deve essere eccessivo per non slabbrare la filettatura nel MDF.
Con i tre altoparlanti avvitati e serrati nelle loro sedi si mette il diffusore nella sua posizione naturale, in verticale. Dobbiamo ora inserire il cross-over nella cavità posteriore alta. Tenendo tutto il “castelletto” sotto il braccio sinistro (attenzione, è pesante) andiamo a infilare le banane intestate ai cavetti di uscita dal filtro nelle sei boccole sul retro della cassettina del midrange. Attenzione a rispettare la polarità degli altoparlanti, il midrange va invertito. Impugnamo decisamente il complesso del filtro e inseriamolo nella cavità.
I nostri lavori sono quasi finiti, mancano ancora due operazioni:
1 – o disponiamo subito del bi-wiring oppure ponticelliamo le boccole di ingresso nero con nero e rosso con rosso;
2 – disponiamo i reostati in modo che la loro resistenza sia minima per quelli che stanno in serie al segnale e massima per quelli che vanno verso massa (i miei collegamenti prevedono che la resistenza aumenti girando in senso orario).
Finalmente possiamo dar fuoco alle polveri: accendiamo la nostra catena di amplificazione e, astenendoci totalmente da qualsiasi giudizio, accertiamoci che i tre altoparlanti stiano suonando tutti e che non abbiamo collegato un altoparlante al posto di un altro. Se tutto sta a posto, disponiamo le casse una contro l’altra, e invertiamo la fase a una sola delle due (invertiamo uno dei cavetti che escono dall’ampli, rosso su nero e nero su rosso) in modo che il suono prodotto tenda a annullarsi; mettiamo su un bel brano di disco music, ricco di punch e di bassi, se abbiamo la funzione disponibile, mettiamo l’ampli su “mono”, aumentiamo il volume e lasciamo le casse a rodare per non meno di due ore.
Non fate l’errore di giudicare le casse prima di averle rodate un minimo, sarebbe una cocente delusione.
Ecco la mia avventura: eseguo i collegamenti e accendo l'impianto con un CD di bossa nova. Meraviglia, la via bassa è praticamente "morta". Aumento un pochino il volume ma non ne vuol sapere di venir fuori. Stanco e sconsolato, mi sono poggio sul divano e mi addormento. Passata meno di un'ora, il trillo del telefono mi sveglia, l'impianto sta ancora suonando. Liquido l'amica di mia moglie con poche parole in quanto lo stupore si era impadronito di me: le casse stanno suonando molto ma molto meglio. Incredibile, non è una sensazione ma un'oggettiva constatazione. L'anatroccolo nero sta prendendo le sembianze del candido cigno. Febbrilmente mi metto a cambiare cd, ascoltare, ricambiare, provare varie distanze di ascolto. Stanno suonando!!! Avevo capito finalmente l'importanza del rodaggio. Ora dovevo rimettere a posto tutti gli attrezzi tirati fuori per il lavoro e quindi non potevo rimanere li a ascoltare. Cosa ho fatto? Ho messo l'amplificatore in mono, messe le due casse l'una di fronte all'altra e a una delle due ho invertito la fase dei collegamenti il che mi ha permesso di alzare un pochino il volume senza creare disturbo in quanto il suono di una annullava quello dell'altra. Ho terminato di sistemare gli attrezzi lasciando le casse così per un'oretta; ho ripristinato la fase correttamente, ho riposizionato le casse e mi sono messo a ascoltare una sequenza di brani a me noti. Ancora meglio di prima. La faccio breve, ho tenuto per due notti le casse in controfase con sweep in mp3 da 10 Hz a 100 Hz (altro non ho), al termine del secondo giorno ho dovuto riconoscere l'eccezionale qualità dei componenti che mi stanno regalando (mica tanto, visto quello che costano) sensazioni provate sinora soltanto in ambienti diversi dalla mia casa.
Durante questi primi ascolti ho provato diverse regolazioni dei reostati attenuatori: si va dalla calda atmosfera un tantino “loudness”, adatta a musica e momenti romantici alla incisiva presenza dei brani più hard. Un considerevole intervallo di possibilità, certo che agli estremi viene a mancare un po’ di naturalezza.
I diffusori presentano un buon equilibrio generale, con basso pulitissimo, frenato e preciso mentre le vie alte sono spettacolari per pulizia e precisione. Si evidenziano passaggi precedentemente rimasti nascosti, il tweeter, impietoso e implacabile, ci rende evidenti tutte le sfumature più minuziose e talvolta sconcertanti per chi era abituato a cantare mentalmente appresso alla musica del brano che (credeva di) conosce (re bene) a memoria. Il midrange, quando chiamato in causa dal sax, dalla sponda del rullante o dalla voce, restituisce il messaggio musicale con timbrica pastosa ma decisa e dettagliata, mai aspra. La voce di Mina si presenta molto fedele e particolarmente ariosa, il violino di Grappelli arrivo a sentirlo sin sotto i denti, è una sensazione unica non traducibile a parole. Il sax di Pierre Dumont in Ebb Tide esce letteralmente dalle casse per materializzarsi come in un ologramma sonoro davanti a me, sarà la suggestione del brano, molto particolare, sarà il virtuosismo dell'artista, sarà non so che, ho passato circa due minuti in un'altra dimensione. La voce di De Andrè nel Don Raffaè è un pochino cupa ma mia moglie e il mio amico Gianfranco giurano che tale era la sua voce originale su questo brano. Non mi ci vorrebbe molto a dar vigore alle vie alte, il crossover è concepito proprio per farlo. Il pezzo di apertura del cd “Jazz at the Pawnshop” lascia sconcertato chi, come me, aveva ascoltato sempre diffusori “normali”; si tratta di un’incisione “audiophile”, non so quanto il mio amico Massimiliano possa aver pagato il doppio album; questo è come una cartina di tornasole con il suo xilofono estremamente dinamico, impressionante per pulizia, naturalezza e incisività; sarà anche merito del pre valvolare che, pur non addolcendo particolarmente, non estremizza mai il suono di uno strumento.
Sono ultracontento di non aver ceduto alle lusinghe del bass reflex, ora non saprei più immaginarmelo.
Fortunatamente il progetto si fonda su componenti che garantiscono il successo e questo posso affermarlo ora, dopo aver ascoltato di cosa sono capaci. Penso che con questi componenti sbagliare sia abbastanza difficile.
Il fattaccio è che ora non accetto più la mia cuffia che fino a poco prima era sui gradini più alti del mio apprezzamento. Come può una Beyerdynamic DT911 essere priva di dettagli, priva di profondità di bassi e priva di dinamica? Qualcuno di voi la conosce, l'ha mai provata? Direi che tra le cuffie da 180 euro non sia possibile trovare di meglio. Che effetto tragico fanno questi diffusori: o con loro o contro di loro e chi è contro viene distrutto.
Adesso devo invitare i miei amici appassionati a sentire le mie nuove creature; una sessione preliminare l’ho già fatta con Massimiliano e Piermarco, che sono i più assidui. Ma il loro giudizio non è stato così positivo e poi, il giorno dopo ho anche capito perché: la scelta di utilizzare reostati in luogo di un commutatore permette si flessibilità completa ma permette anche di effettuare regolazioni che alterano la risposta del filtro (pendenza e frequenza di taglio); una regolazione non accurata porta a risultati falsati. A farla breve, avevo compilato una tabellina che, in base ai db di attenuazione desiderati, mi dava la posizione delle manopole dei cross-over. Toppata la lettura della tabella (chi non legge la propria scrittura…), toppato l’ascolto. Ma i due erano stati avvisati che avrebbero partecipato a una sessione preliminare, alcuni dettagli erano ancora da mettere a punto e che non sarebbero dovuti mancare a un successivo invito.
Allo stato attuale non è stata ancora individuata la soluzione estetica per la chiusura posteriore della cavità.
I prezzi che vedete sono tratti dal catalogo on line di AudioKit a eccezione dei resistori e reostati, presi dal catalogo RS-Components che non fa sconti neanche agli operatori; acquistando il tutto tramite AudioKit dobbiamo aspettarci un minimo ricarico su questi prezzi.
Mi fermo qui, ecco a voi un po' di fotografie dei "mostri" e del loro padre, il mio amico Sergio, colto durante la lavorazione di un pannello frontale. Non fate caso alle date, le foto sono state scattate in momenti diversi e a mia comodità, fate piuttosto attenzione alla sequenza con la quale le ho disposte.
Qualcuno ha notato le tre "anime" dei rotoli di carta igienica poggiati sopra una cassa? A cosa servono? Riempite con ovatta e cascami, disponendo i cilindri affiancati in verticale maniera alternata (uno con cascame, uno con ovatta), dovrebbero contribuire a contenere le risonanze del mobile che ha una dimensione notevolmente più sviluppata rispetto alle altre due. Andate a leggere l'articolo di Alberto Maltese su CHF n. 62 (come eliminare le risonanze nei sistemi tower) e su CHF 63 (sistema a tre vie Trinity). Ho iniziato una dieta macrobiotica per far presto a accumulare i preziosi cilindri.